FAR GERMOGLIARE LE COSE

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Se siete appassionate/i di orto o giardino, sapete bene quanto è soddisfacente vedere germogliare qualcosa che si è seminato: si ripassa per giorni a controllare se è nato qualcosa e quando finalmente si vedono spuntare quelle due foglioline piccole, i cotiledoni, che tutte le piante da orto e giardino emettono dal seme, il cuore quasi ci balza in petto per l’emozione. Allora le proteggiamo, le annaffiamo dolcemente, finché la nuova piantina non comincia a tirare fuori con decisione il suo stelo e inizia la sua avventura (e la nostra, una battaglia continua contro gatti, lumache, afidi, bruchi di cavolaia e chi più ne ha…).  Bene, vi starete chiedendo perché vi parlo di orti e giardini. Perché una delle tecniche più simpatiche che ho trovato tra i vari autori a cui mi ispiro è quella di ‘far germogliare le cose’. Partendo da un qualsiasi oggetto ci si lascia avvolgere da qualsiasi memoria, emozione o sensazione quella cosa richiami in noi, e seguendo questa strada, lasciamo che l’oggetto ci porti oltre. Il trucco è solo nel ‘lasciarsi andare’, un po’ come con la scrittura automatica, ma facendolo prima dentro di noi, magari, come al solito, aiutandoci col chiudere gli occhi, quando siamo sicuri di averlo osservato ben bene.

L’oggetto in se stesso potrebbe esaurire presto la nostra attenzione, ma se gli diamo ascolto è lui stesso ad insistere perché noi ampliamo la nostra attenzione verso di lui, in modi diversi. Può essere un movimento dall’oggetto verso tutte le associazioni possibili, paragoni, collegamenti: e se li scrivo, si aprono mondi nuovi e simultanei. Prendendo spunto dalla fisica, sappiamo che ogni cosa è insieme particella e onda: l’oggetto che vedo di fronte a me e posso fisicamente descrivere è la particella, ma se lo considero in tutte le sue possibile aggregazioni, diventa un’onda che collega altri oggetti, o percezioni, o memorie. Il mondo fisico limitato dai contorni materiali dell’oggetto diviene permeabile, lascia passare una moltitudine di altro.

Ecco, ho qui sul tavolo una tazza da tisana da cui sto bevendo: è di porcellana bianca1anzi ‘bone china’, una porcellana nella cui composizione entrano delle ceneri di ossa.. potrebbe essere uno spunto ulteriore!, con in sovraimpressione una fascia arancione, al cui centro spicca in un nero deciso l’occhio di Horus, e sotto la scritta: Cleopatra: “Voglio sapere fino a che punto sono amata” – Antonio: “E allora dovrai scoprire nuovi cieli e una nuova terra.”

In una semplice tazza, che tra l’altro sul manico riporta la scritta MEDITATHE, quante suggestioni! Si può partire da Horus, antica divinità egizia dalla testa di falco legata alle dinastie dei faraoni. L’occhio (il sinistro) lo perse nello scontro con il suo eterno avversario Seth. In realtà quando l’ho avuta tra le mani la prima volta per me quello era l’occhio interiore, quello che dovevo cercare di far crescere per conoscermi meglio. L’Egitto però è una civiltà che mi affascina da sempre.

La citazione poi.. pur amando Shakespeare, non conosco a fondo le sue opere: eppure Antonio e Cleopatra è l’unica che ho visto rappresentata in versione ‘originale’, a Londra, nel Globe Theatre ricostruito com’era (e quindi stando in piedi, perché i biglietti delle ‘tribune’ costavano un botto e nello spazio centrale, completamente vuoto, non era permesso sedersi) diversi anni fa, durante l’unico viaggio che ho fatto da sola all’estero.

Le parole di Cleopatra potrebbero essere il mio slogan… ma non ho trovato un Antonio che mi desse questa  risposta! Forse meglio così, se no a quest’ora sarei morta suicida.

Il nome della marca commerciale richiama i miei quasi quotidiani tentativi, abbastanza frustranti, di meditare mettendo a tacere i pensieri della mia mente..

E però la cosa che più immediatamente mi viene alla mente quando la tengo tra le mani sono le amiche che me l’hanno regalata per un mio compleanno, amiche antiche che sono state le mie prime allieve di scrittura, vent’anni fa, e che ancora sono con me. Sulla mia storia con loro potrei scrivere un romanzo, se ne fossi capace.

L’indagine dell’oggetto non si ferma però alle sue associazioni nella nostra mente. Se lo guardiamo nel suo contesto di ‘particella’, nel suo mondo fisico, e ci soffermiamo su cosa ha intorno, può nascere una relazione tra particelle, un ‘olismo relazionale’ , e una poesia o un racconto in scrittura. La mia tazza è appoggiata su un tavolo particolare, che appartiene ad un momento preciso della mia vita e che mi arriva da una persona cara, e accanto a lei c’è la mia chiavetta di memoria  gialla, che conserva i miei primi scritti, e che, se non sbaglio, è uno dei molti regali che mi arrivano periodicamente dal mio amato fratello. Relazioni tra cose che coinvolgono relazioni di affetti: se riesco a scriverci su una poesia ve la propongo.

Non è  vero allora che qualsiasi cosa può essere un buon spunto per scrivere? Come un seme, se curato con attenzione, può svilupparsi e diventare una bella pianta?

 

 

 


Questo suggerimento di scrittura è preso dal libro “Scrivi e scopri di te stesso” di Nicki Jackowska – traduzione di Silvia Maria Cristina Calandra – Oscar Mondadori 2000

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