Arancio – undicesimo episodio. Il dono di Selene

La cerimonia fu partecipata da tutto il villaggio, e questo la rese un un po’ caotica per i gusti di Silvestro, ma… come avrebbe potuto lamentarsi quando, dopo che Selene gli ebbe consegnato la bacchetta che lo consacrava ufficialmente mago, si sentì sollevare in aria da braccia invisibili, disteso come su una morbida nuvola, e trasportato in alto sopra le teste osannanti degli abitanti di Settestreghe?

Il ritorno di Selene pochi giorni avanti era stato accolto dal villaggio con sollievo e contentezza; la fata madrina si era fermata al centro della grande sala del Consiglio per ringraziare i suoi protetti di aver mandato a liberarla ‘quel valente giovane’ che sarebbe arrivato di lì a poco. Fu lei stessa a proporre agli anziani, con grande soddisfazione di Baltasar, di nominarlo ufficialmente mago non appena fosse rientrato al villaggio, e dispose che la cerimonia fosse la più bella che si fosse vista da quando era nata sua figlia Chandra.Nei pochi giorni che trascorsero prima del rientro di Silvestro il villaggio prese l’aspetto di una gigantesca fiera. Tutte le finestre e tutti i balconi si coprirono di fiori, e gli abitanti fecero a gara a chi aveva l’esposizione più bella: capitava che se qualcuno particolarmente creativo riusciva a far spuntare fiori anche dalle arcate dei portali e dalle grondaie dei tetti, nella notte tutti gli altri si adeguavano, al punto che quasi non si riconoscevano più le case e non pochi dei più anziani si infilavano nei portoni sbagliati, finché il Consiglio pose ufficialmente fine agli abbellimenti floreali.

In vista della cerimonia, che avrebbe attirato un gran quantità di visitatori da tutto il circondario, lungo le strade e nelle piazze furono sistemati banchi di tutte le fogge che offrivano ogni tipo di mercanzia, da quelle più quotidiane agli ultimi ritrovati magici: attirava tra gli altri molta curiosità quello dietro a cui una sorridente e sempre più grassa Rosmilda troneggiava tra profumati mucchi di arance e invitanti piramidi di barattoli colmi di marmellata. Anche se da molti anni ormai l’aranceto prosperava sulla collina sopra il villaggio, molte persone ancora non conoscevano quei frutti e si fermavano stupiti ad assaggiarli.

Tendoni di mille colori spuntarono in tutti i prati e campi vicini per offrire ospitalità ai visitatori e, in previsione della grande folla che si sarebbe radunata per l’occasione, gli anziani decisero che la cerimonia non si sarebbe tenuta nella sala del Consiglio ma all’aperto, nel grande Parco dell’Impermanenza. 

Mentre si preparavano gli allestimenti, Silvestro, ricorderete, era sull’albero con il corvo ad aspettare che spuntasse la prima larva di processionaria, che avrebbe dato il via libera al suo rientro; così quando passò il portale finì tra le braccia di Baltasar e di un’enorme folla festante. Stanco e rintronato da tutto quel chiasso, rivolse al suo amico uno sguardo implorante, ed il vecchio mago invitò tutti a tornarsene a casa, ché ci sarebbe stato modo di ringraziare Silvestro alla cerimonia, e lo fece volare dritto nel suo letto, dove il giovane sprofondò in un sonno ristoratore da cui si svegliò molte ore più tardi.

Si arrivò finalmente alla mattina della cerimonia. Un Silvestro ripulito, con indosso una veste semplice ma nuovissima, nella cui tasca sinistra riposava tranquilla la fedele Gilda, si avviò al Parco tra due ali festanti di persone, tenendo sempre gli occhi fissi sui suoi sandali, finché Baltasar che gli camminava a fianco non gli dette una gomitata, al che inalberò un timido sorriso, sollevando la faccia magra, ma continuando a camminare con lo sguardo sempre dritto di fronte a sé.

In mezzo al parco era stato creato un palco luminoso, posto molto in alto così che tutti potessero vedere: Silvestro alzò gli occhi a quella fila infinita di gradini e sospirando mise il piede sul primo, ritrovandosi però immediatamente risucchiato dalla stessa forza magnetica che l’aveva attirato da Selene nella grotta del labirinto: ed in un istante le fu di fronte. Tutto il suo timore sparì: le spalle si raddrizzarono e un vero sorriso tirò in alto gli angoli della sua bocca, mentre un piacevole calore si diffondeva nel suo corpo. Selene, diafana e bellissima, soffusa di una luce quasi tenera, tese la mano a prendere la sua e senza mai lasciarla raccontò al popolo riunito le loro vicende, magnificando alla fine la sapienza di Silvestro nello sciogliere gli impossibili enigmi che la tenevano incatenata. Silvestro ebbe un lieve tremito delle labbra, come un risolino che si spense subito appena colse l’occhiata di Baltasar in piedi nella prima fila. Le dita di Selene che stringevano le sue per un attimo artigliarono il suo palmo, ma fu solo un momento, dopo di che lui recuperò la sua compostezza e la fata si voltò verso di lui, sorridendo amabilmente, e gli chiese di riconsegnare la sua vecchia bacchetta, che lei avrebbe sostituito con quella d’argento, da mago titolato. Silvestro raggiunse nella tasca sinistra Gilda e la tirò fuori, ma mentre stava per tenderla a Selene gli sembrò che la bacchetta tremasse: una sensazione di dolore gli si formò in gola ed i suoi occhi chiari si velarono di lacrime. “Ecco – disse senza però porgerla – e..e..ecco.” Poi con uno slancio alzò gli occhi ad incontrare lo sguardo interrogativo di Selene e proruppe: “Non po..po..posso tenerla? E’ stata con me in tu..tutti i pericoli che ho affrontato ed è mia a..a..amica. Non m’importa di non avere una bacchetta d’argento, mi basta Gilda! “ Finì tutto d’un fiato e mentre lo diceva la mano che reggeva la bacchetta diventò calda, come se Gilda stesse arrossendo.

A questa proposta un brusìo di disapprovazione si diffuse tra il pubblico e Baltasar strinse le labbra fino a farle diventare un’unica riga. Selene guardò incerta il giovane mago, che adesso reggeva forte Gilda come per proteggerla, poi un sorriso addolcì la sua fisionomia algida: e dopo un momento proruppe in una risata che sollevò tutti gli astanti, tese la mano verso Gilda e prendendola dolcemente disse: “E sia! Ma non possiamo permettere che un mago diplomato si mostri in giro con una bacchetta così consunta…” e levandola in aria le fece fare qualche giro, riconsegnandola poi nelle mani di un esterrefatto Silvestro ricoperta da una sottile spirale argentea, un nastro luccicante in cui era inciso un disegno di rami e foglie di nespolo.

Bloccandolo mentre apriva bocca per ringraziare, Selene proseguì: “Ti ricorderai che ti avevo promesso di risolvere quel tuo problemino, una volta libera… – e qui Silvestro fu veramente felice che la luminosità di Selene offuscasse anche il rossore che gli aveva invaso il collo e la faccia – ed ecco qua.” Così dicendo gli porse una pergamena arrotolata, chiusa, neanche a dirlo, con un nastro argentato, con queste parole: “E’ un’antica formula, potentissima. Ti costerà qualche fatica, ma se segui attentamente le istruzioni, tutto andrà per il meglio.” E tagliando corto per non metterlo ancor più in imbarazzo, Selene tirò su la mano di Silvestro che reggeva una Gilda nuova ed argentata, proclamando ”Abbiamo un nuovo mago! E la festa può cominciare!!”

Fu così che Silvestro si ritrovò trasportato sulle teste dei suoi concittadini, con Gilda in una mano e la preziosa pergamena stretta al petto con l’altra. Solo quando lo posarono a terra, si accorse che anche la sua veste era ora adornata, al collo, alle maniche e lungo tutto l’ampio orlo, da una fascia argentata che riportava lo stesso disegno di Gilda: e sorrise.

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2 commenti su “Arancio – undicesimo episodio. Il dono di Selene”

  1. e .. siamo agli albori delle fortune magiche di Silvestro. Chissà il capostipite di tutti i maghi, Merlino, se non si sentirà bruciare la seggiola …….
    A prescindere che il” fantasy “non mi fa impazzire, MILA,sei brava!!!

    1. Grazie, grazie, Mario, quasi quasi arrossisco anch’io come Silvestro… Ma non ti preoccupare, Silvestro non aspira alla poltrona di Merlino. Adesso ha un problema importante da risolvere.

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