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Arancio – quattordicesimo episodio – Fine delle istruzioni

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  • 28 Agosto 2021

Il giovane a questo punto sobbalzò veramente: chi aveva scritto la formula pareva rivolgersi proprio a lui, e addirittura conoscere le sue intenzioni! L’idea di piantare anche dei limoni nell’aranceto l’aveva sempre avuta, e aveva proprio individuato la zona di cui parlava la pergamena… cercò di ricordarsi se ne avesse mai parlato al suo mentore Baltasar, o forse a Rosmunda qualche volta che era andato con lei a cogliere arance per la marmellata, quando ancora la sua grassa padrona di casa si muoveva più agilmente… Ma non gli venne in mente niente. Scrollò le spalle e tornò alla lettura: porsi queste domande in un mondo magico era abbastanza ozioso, in fondo.

3) Il giorno in cui creerai la tua compagna o il tuo compagno non mangiare niente, non parlare con nessuno, fai un bagno che tolga tutte le impurità dal tuo corpo. Un’ora prima del tramonto indossa la tua veste migliore, recati sul posto dove hai collocato il pentolone (non dimenticare il mestolo) e rimani fermo ad osservare il punto dove tramonta il sole, seduto in posizione di meditazione, con la schiena ben eretta e le gambe incrociate o ripiegate sotto al corpo. Se pensi che starai scomodo procurati qualche cuscino, perché non dovrai assolutamente muoverti. Per evitare che la tua mente divaghi togliendoti concentrazione, ripeti mentalmente questo mantra “Sono consapevole di essere il creatore della mia compagna” (o creatrice se sei donna, o compagno sia che tu sia uomo che donna: non hai restrizioni nella scelta).

Quando il cielo comincia ad arrossarsi all’orizzonte alzati e, impugnando il tuo mestolo inizia a girarlo in senso orario nel pentolone SENZA FERMARTI per settanta volte sette (cioè 490, se non vuoi fare il conto) finché vedrai il sole sparire all’orizzonte.

QUESTO E’ IL PUNTO PIU’ DELICATO: i giri di mestolo devono esseri quelli, non uno di meno né uno di più, o farai fallire completamente l’operazione, e devono terminare con l’ultimo barbaglio di luce. Poni particolare attenzione ad aver terminato di girare quando la luce si spegne, quindi accelera o ritarda il tuo movimento tenendo d’occhio l’astro.

Mentre giri noterai dei cambiamenti nell’acqua del pentolone, che potranno sconcertarti, ma non ti fermare se non vuoi mandare all’aria tutto e perdere questa che, ripeto, è la tua unica occasione.

Quando avrai terminato di mescolare e il sole sarà definitivamente tramontato, allontanati di qualche passo dal pentolone, sempre rivolto ad ovest e pronuncia a voce chiara le seguenti parole:

Sogno che vieni dal mio desiderio, limpida acqua che scorri tra i sassi, sole che dai vita a tutte le creature, quercia che davi riparo agli uccelli, fulmine in cui si concentra l’energia del cielo, fiori e frutti che avete reso quest’acqua unica, donate la vita!”

Silvestro aggrottò la fronte: ma se lo poteva scrivere? Perché non era mica sicuro di riuscire a ricordare tutto a memoria. Alzò gli occhi dalla pergamena cercando di ricordare quando era l’ultima volta che aveva imparato una cosa così lunga a memoria: ma risaliva ai tempi delle elementari, qualche poesia di Gianni Rodari, sicuramente. E gli tornò in mente un inizio che gli strappò un sorriso:

Se comandasse Arlecchino il cielo sai come lo vuole? 
A toppe di cento colori cucite con un raggio di sole.

Dopo, negli anni 90 del novecento, gli insegnanti si erano rassegnati a non dare più cose da imparare a memoria, e lui non aveva mai fatto teatro. Anche le formule magiche che aveva imparato da Balta non erano più di 6-7 parole insieme. Riabbassò gli occhi sulla pergamena e nel rigo successivo alla formula lesse:

Sì, certo te la puoi scrivere, perché la formula va pronunciata esatta e non vogliamo mica inciampare proprio a questo punto, no?

Silvestro scoppiò a ridere, e continuò.

Poi riaccostati al pentolone ed accogli con delicatezza il tuo nuovo compagno o la tua nuova compagna che ne uscirà. Meglio se hai portato con te qualcosa per asciugarlo/a, a proposito. Salutalo/a con una semplice formula di benvenuto, poi lascia che si ambienti gradualmente prima di parlargli/le di nuovo.

Importante: Scegli in anticipo il nome che vuoi darle/gli e diglielo subito appena esce dall’acqua nel salutarla/o, altrimenti il suo nome saranno le prime parole che pronuncerà, il che potrebbe non essere di tuo gusto (del tipo ‘Ettucchissei’ oppure ‘Checa…difreddo’).

Silvestro non aveva dubbi su che nome voleva, anche se forse ai suoi concittadini sarebbe sembrato poco evocativo e poco magico: ma non poteva essere altro che… Valeria, naturalmente.

La pergamena si chiudeva con un doveroso “Buona fortuna! Anzi Buona vita in due!” seguito da una faccina sorridente, a cui Silvestro non poté trattenersi dal rispondere con una linguaccia. Poi riarrotolò la pergamena e si lasciò andare pensoso sul suo letto da scapolo, cioè no, da single per il momento.

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