SUSPENCE DI NATALE

SUSPENCE DI NATALE

I colpi rimbombavano sul portone sempre più forti. La governante li sentiva dalla cucina ma aspettò che qualcun altro andasse ad aprire, poi alla fine si decise e strascicando i piedi nelle vecchie pantofole sdrucite si avviò alla porta.

“Vengo, vengo!” borbottava camminando: chi bussava alla porta sembrava aver perso la pazienza, ormai. Quando alla fine la vecchia arrivò a schiudere prudentemente il pesante portone, si trovò di fronte un corriere infuriato, con la barbona bianca di sghimbescio; il cappello rosso con la nappa bianca giaceva scagliato più in là sul vialetto,

Prima che la donna potesse aprire bocca, l’uomo la investì: ” Bambole, sono tutte stramaledette bambole!!” e rovesciò sull’uscio il contenuto del suo pesante sacco: bambole, piccole e grandi, di tutte le fogge. La governante si era appena ripresa dallo shock, quando scorse arrivare sul vialetto d’ingresso altre slitte, e da queste scendere altri corrieri infuriati, con in mano sacchi da cui riversavano ai suoi piedi:

“Trenini, accidenti, tutti fottutissimi trenini!” – “Solo costruzioni, neanche una palla, un videogame, solo accidenti di costruzioni!”

Il fracasso aveva richiamato gli gnomi dalle loro stanze. Il primo a ritrovare la voce fu lo gnomo disegnatore: ” Ma come può essere successo?” La risposta venne in mente a tutti nello stesso momento: il selettore automatico…corsero nel laboratorio; lo gnomo pittore si precipitò a leggere la scheda di lavoro del selettore e poi urlò:” Spento, questo stramaledetto aggeggio è rimasto spento tutto il tempo!!! Accidenti a quando l’abbiamo preso, l’avevo detto io che era meglio riempire i sacchi a mano!”

Eppure era sembrata una buona idea; la macchina leggeva le richieste dei bambini e selezionava i regali zona per zona: un risparmio immenso di lavoro…se si fossero ricordati di accenderlo prima di andare a dormire sfiniti. Così invece i nastri avevano scaricato nei sacchi i loro contenuti reparto per reparto.

E adesso? Natale era alle porte, non c’era più tempo…. 

Tempo: gli occhi di tutti si appuntarono sullo gnomo scienziato che si fece rosso, poi bianco e balbettò: ” No, questo non potete chiedermelo…”

L’imbarazzo scese come una coltre pesante: come si faceva a chiedere un sacrificio personale per un errore di tutti?

Poi lo gnomo più anziano si avvicinò all’altro, gli sussurrò qualcosa all’orecchio: un lieve sorriso sfiorò la bocca dello scienziato, che sospirò e si avviò verso la sala temporale. Avrebbe fermato il tempo per un giorno intero, per dar modo agli altri di risistemare tutto; ma per farlo la macchina temporale avrebbe usato la sua energia vitale, e lui sarebbe invecchiato di qualche centinaio d’anni: e pensare che soffriva già di qualche doloretto reumatico.

Poi l’immagine della spiaggia assolata dove per premio avrebbe trascorso le sue ferie, lontano da quel freddo e dai vestiti pesanti e dai geloni ai piedi, lo rese quasi spavaldo mentre spalancava la porta.

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