Rita e la tartaruga

C’era una tartaruga sull’isola. Rita ne era sicura.

Era andata lì per stare in solitudine, ripulirsi dall’odio che aveva colonizzato la sua mente negli ultimi mesi, dopo che Germano era entrato in ospedale per non uscirne più.

Le onde lambivano piano la spiaggia di sabbia finissima, così bianca da sembrare zucchero, su cui i suoi passi lasciavano orme che sparivano quasi subito, come per una sorta di avarizia, come se di sé lei non volesse lasciare nulla, solo l’assenza.

C’era una tartaruga, certo che c’era. Rita l’aveva scorta tra l’erba rasata del giardinetto dietro al bungalow, ma quando si era avvicinata per vederla meglio non c’era più.

Dopotutto lei era soltanto la mamma e tutti quei dottori che gliel’avevano proposto non ricordavano nemmeno il nome del suo ragazzo, volevano solo sperimentare su di lui le loro cure avveniristiche. Sarebbe morto comunque, le avevano fatto capire, tanto valeva provare. Rita era stata dilaniata dal dover scegliere, ma quando era entrata nella sua cameretta, l’idea di quel corpo giovane, smagrito e ossuto come quello di un vecchio, legato a strumenti strani, senza per lei nemmeno più la possibilità di andargli vicino, carezzargli la fronte, deporre un bacio su quelle palpebre, senza più vedere quel sorriso faticoso che lui si sforzava di creare apposta per lei, l’aveva convinta a dire di no.

Germano se n’era andato, ma tranquillo, con la mano stretta tra le sue, e lei sapeva.. sperava.. che si sarebbero riabbracciati nel posto meraviglioso dove doveva per forza trovarsi ora.

Rita ebbe un mancamento, si appoggiò alla palma che segnava il confine tra il bungalow e la spiaggia, si lasciò cadere seduta contro il tronco, chiuse gli occhi.

Venezia era lì, con le acque dei suoi canali che dividevano le vite e poi le ricongiungevano,

e suo figlio passeggiava con lei, un braccio intorno alle sue spalle – era così affettuoso! –

mentre i colori pastello delle case si riflettevano nei suoi occhi troppo chiari.

Non sarebbe più tornata a Venezia, avrebbe affogato la sua solitudine nel mare fino a morirne.

 

Sentì un movimento lieve, esitante, su una gamba: aprì gli occhi.

La tartaruga la guardava, con dolci, incredibili occhi troppo chiari.

 

 

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1 commento su “Rita e la tartaruga”

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