Arancio – 7° episodio – In cammino

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E’.. un Baobab gigante peloso bitroncuto, vero Dan?!“ chiese Silvestro mentre alzava lo sguardo lungo i neri tronchi pelosi che sbarravano il sentiero scorgendo in alto, molto in alto, una grotta scura con strane stalattiti cilindriche. “Non è un Troll, vero?” chiese ancora mentre la caverna si abbassava su di lui inondandolo di uno spaventoso fetore e sentiva la vocetta di Dan che urlava “Scappa! È un Troll!” “ È proprio un Troll” concluse il mago, rendendosi contemporaneamente conto che aveva le gambe completamente immobilizzate dal terrore.

Vedendo avvicinarsi il ghigno del bestione, su cui ora scorgeva anche due vispi occhietti che già pregustavano il pasto, gli passò per la testa un triste pensiero rassegnato “È finita. Peccato, mi piaceva fare il mago.” E cercò nella tasca sinistra della veste la sua bacchetta per un’ultima carezza, trovandovi invece… “Le arance!” Pensarlo, tirarle fuori e lanciarle nella cavità puzzolente che gli si parava davanti fu un tutt’uno. Il troll a quel gesto inatteso aggrottò le sopracciglia, ingoiò le arance con un sorriso (evidentemente c’era anche l’antipasto quel giorno) e crollò fragorosamente a terra, mentre le gambe di Silvestro recuperavano vigore giusto in tempo per evitare che la creatura lo spiaccicasse. A quella vista Dan tornò indietro. “Ma allora non dicevi bugie! Sono proprio magiche!”

Il mago voleva ribattere ferocemente, ma gli uscì solo: “Elfo di poca fede.. proseguiamo, che il viaggio è lungo”. E il viaggio durò ancora un paio di giorni, durante i quali non fecero più incontri pericolosi.

Verso il tramonto del secondo giorno arrivarono di fronte ad un alto muro ricoperto di rampicanti.

“Ci siamo –disse Dan– Questo è il labirinto delle fate.” “Finalmente” sospirò il suo compagno, e iniziarono a seguire il muro per un lungo cerchio, che li riportò al punto di partenza senza che trovassero alcuna apertura. “Ma dov’è l’ingresso?” Allo sguardo interdetto di Silvestro Dan alzò le sue spallucce: “Che ne so? Io poi mica ci voglio entrare. Dovevo accompagnarti e l’ho fatto. Ora me ne torno a casa.” “Dan, aspetta. È quasi notte, dove vai? E se trovi un Troll?” “Ho le arance, no?” replicò trionfante il piccolino mostrando la sacca piena di arance che aveva ricevuto come ricompensa. “No, no aspetta. Le arance.. sì sono magiche, ma solo se le uso io – e nel vedere lo sguardo deluso dell’elfo si affrettò ad aggiungere – ti prometto che appena riparo la bacchetta te le faccio diventare incantate. Resta solo stanotte, amico mio.”

‘Amico mio’ il mago non l’aveva mai chiamato: il faccino di Dan diventò tutto rosso e l’elfo si slanciò ad abbracciare le gambe del mago, a cui vennero le lacrime agli occhi mentre balbettava “Non avrei sa…saputo co..come fare senza di te, Dan. Ve..veramente.”

Il mattino dopo Silvestro, mentre Dan ancora dormiva, si dedicò a riparare la bacchetta senza la quale non avrebbe trovato l’apertura del labirinto e anche se l’avesse trovata, con ogni probabilità, una volta entrato, non ne sarebbe uscito. La cavò di tasca e la girò da tutte le parti; provò a carezzarla, le dette anche un bacetto, ma quella rimase immota. “Concentriamoci – disse a voce alta – La bacchetta è fatta di legno di nespolo, ma per farla diventare magica va trattata con … cavolo, non mi ricordo!”

“Ma no, ti sbagli, non col cavolo. Il cavolo è buono per mangiare. Le bacchette si ricoprono con polline di ciclamino e corteccia di betulla mischiati con miele, poi si lavano in acqua corrente e intanto si pronuncia la formula con il loro nome.”              “Giusto!” esclamò Silvestro, ma …chi aveva parlato? “Attento per favore, non ti agitare che mi pesti” e sulla gamba del mago si arrampicò strisciando un bruco verde. “Grazie bruco! – disse riconoscente il giovane – Ma come fai a conoscere la formula?” “Giorni fa mi sono mangiato qualche pagina di un libro di magia. È stato un inverno rigido e non c’era niente di meglio in giro.”

Silvestro trovò velocemente gli ingredienti nel bosco intorno. Tritò la corteccia con un sasso, vi scosse sopra il polline dei ciclamini selvatici, strizzò il miele dal pezzo di favo che aveva rubato ad un alveare beccandosi anche qualche pizzico, mescolò il tutto e spalmò ben bene la sua bacchetta. Intanto Dan si era svegliato e insieme raggiunsero un torrente dove si erano dissetati la sera avanti, Silvestro immerse la bacchetta nell’acqua e tirandola fuori sgocciolante pronunciò la formula “Sii la mia fedele compagna…” il nome, accidenti, come si chiamava? eppure lo sapeva, ah sì: “Gilda!” esclamò trionfante. Tornarono al labirinto e lì il mago guardò la bacchetta, che sembrava esattamente come prima, a parte che era bagnata. “Gilda?” chiese incerto. Poi la agitò in aria con gesto rapido e puntandola sul muro del labirinto declamò “Apriti Sesamo!” “Ma si usa ancora quella formula? – si stupì Dan – la conoscono persino gli umani da generazioni e..” ma non proseguì, perché le pietre del labirinto si stavano aprendo con uno stridente rumore di ossa stritolate.

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